Come funziona l’occhio umano?

Senza dubbio l’organo più usato da ogni designer è uno anzi sono due: gli occhi. Si può dire che l’occhio funziona come una macchina fotografica molto più sofisticata. Infatti l’iride, che è unica per ogni individuo come le impronte digitali, è composta da muscoli in miniatura che si estendono e si contraggono facendo dilatare e rimpicciolire la pupilla (il foro della camera oscura). Quindi la luce che entra nella pupilla sarà regolata in base alle esigenze visive, questo processo è simile anche con il diaframma delle macchine fotografiche.

Sapevate che il nome Pupilla deriva dal fatto che guardando negli occhi una persona vediamo riflessi noi molto piccoli come fossimo una “bambolina” ovvero una “Pupilla”(che appunto significa bambola in latino).

Sei la pupilla dei miei occhi!

Quando guardiamo qualcosa che ci interessa la pupilla tende al ingrandirsi. Bisogna dire che il contesto è fondamentale perchè se ci troviamo in una spiaggia assolata la nostra pupilla rimarrà ristretta anche se ci troviamo di fronte alla cosa più bella dell’universo.

Si dice poi che se vi trovate al tavolo con un’altra persona e volete capire se gli interessate dovreste guardare la sua pupilla. Se si dilata significa che gli piacete altrimenti potete richiamare l’attenzione del cameriere per farvi portare il conto.

Una persona con un occhio che ha la pupilla grande è considerata più “buona”. Questo è dovuto al fatto che amiamo interagire con persone che ci ritengono interessanti e degne della loro attenzione. Disegnatori e illustratori disegnano di proposito i buoni con le pupille grandi e i cattivi con pupille strette. Generalizzando, possiamo dire che anche gli animali notturni hanno pupille piccole e strette rispetto agli animali che vivono di giorno alla luce del sole. Allora i cani con le pupille grandi sono considerati buoni e fedeli rispetto ai gatti e ai serpenti che hanno invece la pupilla stretta.

Mickey mouse era disegnato con solo le pupille, mancava totalmente il “bianco” dell’occhio. Era l’immagine del personaggio positivo e solare per eccellenza. Solo successivamente il disegno dell’occhio fu ampliato con i contorni, in modo da moltiplicare le possibilità psicologiche e far capire dove puntavano gli occhi senza fargli muovere la testa.

Per chi progetta queste informazioni solo utilissime per entrare nella mente del cliente che userà suo progetto di comunicazione. Pensiamo agli occhi che girano all’impazzata su interfacce troppo confuse, dove non si capisce quale pulsante deve essere cliccato per poter visualizzare un determinato contenuto.

Ma ti fermi un attimo?

L’occhio è in continuo movimento. Il motivo deriva dal fatto che il cervello elabora solo il 5% delle informazioni inviate dall’occhio.
La visione periferica serve soprattutto a intercettare il movimento a discapito dei dettagli di forma, colore ecc.

Quindi la visione umana è caratterizzata da una forte disparità tra il focus del centro dell’occhio (acuto e dettagliato ma con un raggio molto limitato) e la periferia (grossolana e in grado di captare solo segnali di movimento) e da questo deriva la usa l’infaticabile dinamicità.

Questo processo è chiamato Foveazione e ci protegge dall’essere travolti da troppe informazioni visive in una sola volta.
Adesso è chiaro come “Vedere” sia un meccanismo complicato e vivo, dove il cervello decide cosa fissare.

Semplificando possiamo dire che esistono due tipi di stati della visione:

– Saccadi, cioè movimenti da un punto all’altro;
– fissazione, quando l’occhio si ferma abbiamo su un punto preciso.

Tra una saccade e l’altra viene soppresso ogni segnale da inviare al cervello. Il gioco del “Trova le differenze” tipico dei giornalini di enigmistica punta su questa mancanza dell’occhio. Infatti nel momento in cui saltate da una illustrazione all’altra le informazioni ricevute per ognuna della vignetta devono essere ogni volta rielaborate da capo. Se invece ritagliaste una illustrazione e la metteste sopra l’altra, magari facendola alternare come un cartone animato, individuereste in pochissimi secondi tutte le differenze proprio perchè avrete “sotto gli occhi” un’unica fissazione continua, senza saccadi cieche.

Bisogna dire però che quando fissiamo sempre la stessa immagine finiamo per non vederla più. L’esempio più concreto è quello dei vasi sanguigni. Essi sono posizionati da sempre davanti ai nostri occhi, per questo abbiamo finito per non vederli più.

Possiamo dire che l’occhio è stato creato dall’evoluzione per vedere soprattutto immagini e cose in movimento.

l problema di una progettazione troppo autoreferenziale è che art director e graphic design, che hanno un occhio troppo allenato, rischiano di non farsi capire dalle altre persone cioè clienti e utenti.
Basti pensare all’abbondanza di Hamburger menu presenti nei modernissimi siti internet. L’errore qui è che Ux e Ui designer non riescono a progettare con gli occhi di chi non è abituato a navigare il web abitualmente e che quindi non riesce ad ancorare un’icona “neonata” con una funzione molto importante come quella del menu di navigazione.

Quando si progetta bisogna tener conto di alcuni fattori fondamentali come la fisiologia umana, il contesto e la cultura in cui è inserito l’utente, che cosa vedrà eccome lo vedrà. Il tutto si deve amalgamare con il talento e la creatività che solo i buoni professionisti possono garantire.

 

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